{"id":3755,"date":"2001-06-30T10:49:02","date_gmt":"2001-06-30T08:49:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/claudio-cerritelli\/"},"modified":"2024-01-25T17:19:28","modified_gmt":"2024-01-25T15:19:28","slug":"claudio-cerritelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/claudio-cerritelli\/","title":{"rendered":"Claudio Cerritelli"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">IL VOLTO DELL&#8217;ANIMA<\/span><\/h4>\n<p><strong>1. Le porte del silenzio, la coscienza del colore (1989-1993)<\/strong><\/p>\n<p>Come in uno slancio verso uno spazio sconfinato la ricerca di Raffaele Cioffi offre i primi segnali di luce alla fine degli anni Ottanta, con un gruppo di tele che si staccano dalle forme figurative che costituiscono l\u2019approccio iniziale della sua pittura.<\/p>\n<p>Come avviene in questi casi, il periodo di formazione di un giovane pittore \u00e8 sempre un laboratorio istintivo di forme che si accavallano, di ipotesi che si rincorrono, di progetti che si sviluppano\u00a0 prima di giungere ad una convincente scelta di campo.<\/p>\n<p>Quelle che possono essere considerate alla base del pensiero creativo di Cioffi sono tele dedicate alla meditazione e al silenzio, spazi adombrati che lasciano intuire la presenza di un mondo sconosciuto che sta oltre il meccanismo del vedere, e da quel punto lontano non si lasciano esaurire in significati banali, esigono un\u2019attenzione problematica, un avvicinamento complesso.<\/p>\n<p>Si tratta di immagini pensate come porte dell\u2019immaginazione, soglie dello spazio infinito che la vertigine del pensiero afferra lentamente, seguendo quel perimetro di luce che definisce e, nello stesso tempo, le lascia svanire fermando\u00a0 la visione su se stessa.<\/p>\n<p>Il colore di queste opere\u00a0 dialoga con la porosit\u00e0 della superficie, costituita da veli di carta incollati sulla tela, quasi per trattenere in modo sempre diverso il pigmento che ammanta e rivela la materia.<\/p>\n<p>Il segno delle pieghe, la leggerezza delle trasparenze, l\u2019allusione materica delle increspature, la struttura apparentemente razionale dell\u2019immagine: sono questi gli elementi sensoriali che\u00a0 suggeriscono, la dimensione instabile dell\u2019immagine, i movimenti della sua totalit\u00e0 e, insieme, il valore dei suoi particolari attributi.<\/p>\n<p>L\u2019occhio \u00e8 invaso dalle penombre della luce, si confronta con la dimensione del non conosciuto, non sa dove risolvere la propria ansia di conoscenza, se non in quei movimenti della superficie che la segnano in modo impercettibile, oscillando da un punto all\u2019altro senza rappresentare altro che l\u2019inquietudine della materia.<\/p>\n<p>In questa ricerca di silenzi che nascono all\u2019interno di minime gestualit\u00e0 Cioffi \u00e8 attento ai valori essenziali dell\u2019immagine: la struttura della porta si articola su tre lati suggerendo una cornice che offre profondit\u00e0, sospensione, equilibrio. Oltre quella soglia sta tutto lo spazio che la pittura contemporanea ha sognato di poter vedere, captare, stringere a se come materia evanescente, come estatico sprofondamento verso le origini della visione assoluta.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che Cioffi, come altri giovani pittori della sua generazione, coltiva il mito di questa procedura infinita che sta nel nascondere la materia cromatica per evidenziare la forma, nel nutrire il territorio dell\u2019ombra per lasciare emergere ogni volta la luce, e far cantare il colore in campo aperto, senza limitazioni.<\/p>\n<p>Inoltre, alla base di questo sentimento della pittura sta l\u2019idea di origine intorno alla quale agisce e reagisce il valore del colore come evento primario, non soggetto ad alcun luogo, sovrano di tutti i luoghi possibili. E\u2019 un colore che intende essere assoluto, un colore che attira intorno a se ogni possibile esperienza del vedere, dal percepire le risonanze del mondo circostante al disgregare ogni traccia del reale nell\u2019abbaglio di una luce irreale. Di fronte ad essa non si avverte alcuna presenza specifica, solo un senso di sprofondamento.<\/p>\n<p>A questa dimensione del colore infinito (che fa pensare a Matisse e Klee, a Newman e Rotkho ma anche a chi tra gli italiani ha amato il colore della pittura antica come Turcato, Bendini, Olivieri) guardano tutti i pittori che frequentano il sogno di una luce che si estende nella coscienza dello spazio incommensurabile, nella consapevolezza di una radicale diversit\u00e0 della pittura da ogni forma riconoscibile, da ogni luogo circoscritto, da ogni linguaggio quantificabile.<\/p>\n<p>Cioffi si \u00e8 subito posto su questa via difficile, il cammino dell\u2019astrazione come sfida nei confronti delle apparenze, delle piacevolezze, dei clamori cromatici che lusingano le attese di chi rinuncia alla libert\u00e0 d\u2019immaginare e si appaga del fatto spettacolare.<\/p>\n<p>Cosi\u2019, se \u00e8 vero che per il nostro artista l\u2019esperienza del colore si congiunge sempre al silenzio, al percorso spirituale che trascende lo spazio medesimo in cui si colloca, egli fa tuttavia in modo che la sensualit\u00e0 del suo volto non sia mai trascurata perch\u00e8 la visibilit\u00e0 della luce nasce dalla corporeit\u00e0 della materia.<\/p>\n<p>In \u201cTrinit\u00e0\u201d, 1991, ed in diverse opere dello stesso periodo, il valore della pittura si fa esplicito con evidenza tangibile: le colature di colore, il profilo frastagliato e quasi contraddittorio delle forme, le stesure verticali sempre diverse costruiscono un percorso di sensazioni visive che il pittore sente come\u00a0 ascesa spirituale.<\/p>\n<p>Questo termine \u00e8 vissuto in senso laico, indica una ricerca di tensioni spaziali, di tagli visivi al limite dello spasimo, di spiragli di luce sentiti come squarci di materia che sono il nutrimento primario della visione, ci\u00f2 che le permette di farsi sorgente di impulsi vitali, di trasmutazioni che vanno, appunto, dal fisico allo spirituale.<\/p>\n<p>I fasci di colore verticali sono direzioni per oltrepassare i limiti del reale, orientamenti verso un mondo \u201caltro\u201d, strutture per assumere l\u2019energia del vuoto come trascendenza dell\u2019essere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un aspetto grammaticale nell\u2019affrontare lo spazio della superficie che Cioffi, in questi primi anni di lavoro, non riesce sempre a decantare, lasciandosi talvolta irretire nella logica del progetto e nella struttura analitica del fare, aspetti tuttavia necessari al possesso del linguaggio. A mano a mano che la pittura cresce su se stessa si avverte la volont\u00e0 di trasformare la prassi dell\u2019opera in un accadimento che riserva sorprese, ampi margini di manovra al gesto che mette e toglie materia, rivela i segreti del dipingere e porta lo sguardo oltre.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che il pittore sente di poter esprimere \u00e8 soprattutto la genesi del colore, quello stato ambivalente della visione in cui sono racchiuse diverse possibilit\u00e0, il figurabile e l\u2019astratto, il materico e l\u2019evanescente, la stratificazione e il vuoto, la memoria e lo slancio verso il divenire dello spazio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2. Intorno al colore, i sensi del vedere (1994-1996)<\/strong><\/p>\n<p>D\u2019altro lato, Cioffi ama profondamente anche la dilatazione che pu\u00f2 suggerire la dimensione orizzontale, vale a dire il riposo del colore, l\u2019estensione prolungata dello sguardo entro campi di luce che velano e rivelano le visioni sottostanti, il movimento nascosto delle forme, il fluire visibile e invisibile che accompagna le emozioni del colore.<\/p>\n<p>Intorno al blu, al rosso, al giallo sono indicazioni di opere dipinte tra il 1994 e il 1995, magiche campiture che si affidano al potere di un solo colore, alla sua capacit\u00e0 di aprire gli occhi dell\u2019osservatore verso una complessit\u00e0 di mutazioni luminose.<\/p>\n<p>Si tratta di\u00a0 tele in cui il racconto cromatico si amplifica, occupa ampie misure, costruisce cadenze ritmiche legate alla presenza del gesto, al sovrapporsi delle pennellate che lasciano affiorare la luce sottostante, in un andare\u00a0 e venire del colore che trattiene la memoria di altri colori, di altre luci, di nuove soglie percettive.<\/p>\n<p>L\u2019opera pi\u00f9 interessante che Cioffi dipinge in questi anni, certo la superficie pi\u00f9 impegnativa, per misura e concezione cromatica, si titola \u201cIntorno al blu\u201d, oltre cinque metri di base per quasi due di altezza: un\u2019immersione continua nella vastit\u00e0 di una pittura apparentemente monocroma, in realt\u00e0 nutrita di molteplici umori, di variazioni che dall\u2019intensit\u00e0 del blu conducono verso la purezza della luce bianca. L\u2019impressione \u00e8 quella di un percorso che dalla misura calcolata del gesto pittorico procede verso la sua purificazione, un processo di lettura durante il quale si avvertono non solo le vibrazioni del colore ma soprattutto il desiderio di far convivere diverse temperature, dal caldo al freddo, dal sensuale al mentale, dal fisico all\u2019immateriale, dal luogo circoscritto a quello dilatato oltre se stesso.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di queste opposizioni dialettiche sta un diverso senso della luce che in alcuni punti si afferma fuori dello stato di vibrazione, come una zona incandescente di bianco, di puro bagliore diffuso.<\/p>\n<p>Il trattamento della superficie cambia in rapporto al ritmo delle pennellate, ora veloci ed intese ora pi\u00f9 lente e dilatate, come un respiro di cui si avvertono le inquietudini. A sostenere questo differente nutrimento della superficie sta la coscienza del fatto tecnico, la scelta di soluzioni commisurate ad esiti diversi, per esempio l\u2019uso della tecnica all\u2019uovo oppure quello della tempera grassa che da particolari\u00a0 consistenze al colore.<\/p>\n<p>Nella ricerca di queste opere dedicate al mistero del blu, al calore del rosso e alla vitalit\u00e0 del giallo, Cioffi esprime il passaggio dalla costruttivit\u00e0 del gesto alla sua vaporizzazione, una relazione che gioca sempre tra pensiero ed emozione, verso quel difficile equilibrio che l\u2019arte astratta incontra quando non si d\u00e0 come vuota categoria stilistica ma come ricerca di energia visiva allo stato puro.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile infatti escludere il piano emozionale da una pittura che vuole essere percezione di un incanto, estasi materialistica, pronunciamento di una visione \u201cprimale\u201d, dunque affermazione di se stessa la di fuori delle regole convenzionali del dipingere.<\/p>\n<p>Un particolare significato riveste il termine \u201cintorno al\u201d che Cioffi usa nei titoli di queste tele, rifiutando l\u2019allusione letteraria per indicare piuttosto campi cromatici, corpi pittorici, superfici odorose di pigmento che trasmettono suoni, vibrazioni, stati di vertigine del dipingere. L\u2019artista non ama titolazioni ambigue, evocazioni mitologiche, rimandi ad altri universi di discorso, preferisce stabilire con la pittura un rapporto concentrato sull\u2019essenzialit\u00e0 del colore anche se, come vedremo pi\u00f9 avanti, certe memorie dell\u2019infanzia possono riemergere come origine di nuove suggestioni percettive.<\/p>\n<p>Torniamo alle opere dedicate ad un solo colore, l\u2019intenzione \u00e8 di sperimentare l\u2019immagine attraverso diversi orientamenti cromatici, non si tratta mai di stabilire regole ferree, \u00e8 piuttosto auspicabile slittare dal seminato, affrontare l&#8217;imprevedibile, inventare.<\/p>\n<p>In un gruppo di tempere di questo periodo lo spazio della tela non funziona pi\u00f9 come una partitura cromatica ma acquista il valore di una pagina toccata da scie veloci, segni luminosi, effetti di bianco che attraversano lo spazio dall\u2019alto verso il basso, come se il corpo della luce agisse per brevi attimi, fiamma che cancella se stessa.<\/p>\n<p>Da un massimo di intensit\u00e0 ad un minimo di tensione: il fuoco di queste forme fuggevoli non \u00e8 solo questione di ottica, esso coinvolge il modo stesso di produrre visione,\u00a0 per far sentire il lettore partecipe dell\u2019atmosfera che anima lo spazio e lo rende concreto e\u00a0 vitale.<\/p>\n<p>Non v\u2019\u00e8 nulla di didattico in questo processo di coinvolgimento, \u00e8 una tentazione spontanea di cui la visione sensoriale del colore non pu\u00f2 fare a meno, anche quando la pittura privilegia l\u2019aspetto mentale del fare pittura,\u00a0 l\u2019analisi e la costruzione del linguaggio.<\/p>\n<p>Cioffi ama immergersi nei sensi del vedere, non insegue fatue logiche concettuali che vorrebbero allontanare l\u2019arte da emozioni e spaesamenti,\u00a0 da miraggi di luce e sorgenti di mistero.<\/p>\n<p>Consapevole che il lavoro della pittura non ha senso al di fuori delle sue tracce sensibili, l\u2019artista scruta ulteriori spazi di visibilit\u00e0, riflette sulla formazione del suo gusto pittorico, crea una sintesi dei modi di dipingere su cui s\u2019\u00e8 esercitato, giorno dopo giorno.<\/p>\n<p>Siamo nel 1996, anno in cui nascono alcuni dittici che allontanano la pittura dalla monocromia dei blu, dei rossi e dei gialli per istituire un rapporto dialettico che riguarda non solo le scelte cromatiche.<\/p>\n<p>(bianco-nero, nero-giallo, giallo-blu, rosso-nero) ma soprattutto la relazione tra il valore ritmico della pennellata o la stesura compatta.<\/p>\n<p>Questa fase di lavoro si pone come una zona neutra, una sorta di pausa, di meditazione sul senso del dipingere, Cioffi sembra\u00a0 dominato da uno stato d\u2019animo in cui le cose che affiorano sono le medesime che si vorrebbero cancellare.<\/p>\n<p>Tutto sta sullo stesso piano: il gesto e il suo superamento, il colore statico e il desiderio di muovere la superficie, il concreto e l\u2019impalpabile. In una tela che porta il nome di \u201cIris\u201d l\u2019idea del dittico abbina alla contrapposizione del colore l\u2019opposizione del ritmo delle pennellate, verticali da un lato e orizzontali dall\u2019altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. Prospettive irregolari, colore come luce interiore (1997-2001)<\/strong><\/p>\n<p>Anche se Cioffi non ama legare il suo lavoro ad eventi autobiografici c\u2019\u00e8 un episodio che merita attenzione perch\u00e9 acquista nel suo universo percettivo la funzione di una folgorazione, il senso di un felice condizionamento dell\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>\u201cRicordo l\u2019effetto ottico che si creava quando si accendeva la televisione, quella luce bianca che cresceva all\u2019interno dello schermo: la serie dei dipinti denominata \u2018video\u2019 \u00e8 scaturita da quell\u2019esperienza che \u00e8 rimasta impressa nella mia infanzia\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 strano per un pittore come Cioffi essere ispirato da una luce tecnologica, da un bagliore meccanico, da una vibrazione che sembra differente dalla qualit\u00e0 della visione pittorica. In effetti la pittura\u00a0 cresce oltre misura, ben al di l\u00e0 di quel punto bianco che avanza verso lo spettatore fino ad aprire il racconto delle immagini televisive.<\/p>\n<p>Eppure, da questo pretesto visivo l\u2019artista elabora un significativo ciclo di lavoro che trae dal minimo impulso il massimo effetto del colore, congiungendo la memoria del vissuto con il mistero di un altro ordine percettivo.<\/p>\n<p>Intorno al punto di luce originario, che si colloca quasi sempre al centro della tela, Cioffi ricrea le sensazioni visive che portano al lento svelarsi della luce dentro il perimetro del colore.\u00a0 Il chiarore si mescola all\u2019ombra, la pennellata rinuncia al gesto, si assesta sulla misura calibrata di una geometria vaga, eppure presente, infine costruisce e definisce il fondo della tela come zona di risonanza e di dissolvenza dell\u2019immagine.<\/p>\n<p>In queste opere emerge il valore energetico del giallo che esprime una forza totale ma \u00e8 sempre la magia purissima del bianco ad affascinare la sensibilit\u00e0 del pittore, a porsi come assoluto valore luminoso verso il quale convergono tutti gli altri sensi cromatici.<\/p>\n<p>Il quadrato nel quadrato \u00e8 indagato in tutte le possibili declinazioni, i profili delle forme sono talvolta netti, in altri casi il contorno sfuma nello sfondo oppure fa convivere una zona superiore ben delineata\u00a0 e una sottostante dove il pigmento \u00e8 sgranato.<\/p>\n<p>Del resto, da Malevich ad Albers, la storia del quadrato non lascia spazi di invenzione se non nel valore della materia che si qualifica di fronte al pretesto visivo della geometria. Tutti i pittori contemporanei che hanno fatto l\u2019elogio del quadrato sono usciti sfiniti dal confronto con questo luogo talmente preciso da risultare carico di effetti smisurati. Non per questo, la visione che nasce dal quadrato ha smarrito le sue ragioni d\u2019essere: luogo di luce, icona dell\u2019assenza, dimora originaria, spazio del silenzio, metafora della perfezione.<\/p>\n<p>La fissit\u00e0 della serie \u201cvideo\u201d si spezza, siamo nel 1998, la ricerca di Cioffi si modifica e prende nuove direzioni, continua a costruire la propria ipotesi spaziale all\u2019interno di uno schema ben strutturato ma il peso delle forme e dei colori acquista un andamento irregolare che sembra muovere il piano verso la terza dimensione.<\/p>\n<p>Questo movimento di torsione dell\u2019impianto geometrico permette di proiettare lo spazio verso una diversa coscienza dell\u2019istinto prospettico che da questo momento si impadronisce del pittore facendogli immaginare slanci sospesi nel vuoto, elementi di fuga che sbilanciano l\u2019equilibrio da una parte o dall\u2019altra, tutto dipende dal punto di vista.<\/p>\n<p>L\u2019assetto di queste prospettive \u00e8 imprevedibile, la logica \u00e8 puramente intuitiva, la direzione \u00e8 spesso trasversale pur muovendosi da un punto centrale che costituisce il perno per l\u2019azione dell\u2019occhio.<\/p>\n<p>Il vuoto in cui si articolano questi frammenti prospettici acquista peso, durata, luminosit\u00e0: \u00e8 un vuoto nutrito di colore monocromo, sono sempre il giallo, il blu e il rosso i colori a dominare. Le loro risonanze si dilatano e la sensazione \u00e8 la distribuzione di un\u2019energia luminosa che da un breve frammento di prospettiva interiore si espande tutt\u2019intorno, come se l\u2019interno coincidesse con l\u2019esterno.<\/p>\n<p>In queste opere Cioffi cerca la saturazione cromatica, la totalit\u00e0 dell\u2019immagine,\u00a0 la pienezza percettiva, egli inoltre persegue quella lontananza dalle forme del reale che \u00e8 la ragione stessa del dipingere.<\/p>\n<p>\u201cCome non accorgersi che \u00e8 immagine solo ci\u00f2 che cessa di somigliare?\u201d ha scritto Claudio Olivieri, pittore che Cioffi ama profondamente, come del resto \u00e8 ugualmente affascinato dalle risonanze interiori suggerite da Mario Raciti quando invita a ritrovare se stessi \u201cnell\u2019eco dei sogni primordiali\u201d.<\/p>\n<p>Queste frequentazioni di pittura e pittori sono un nutrimento necessario all\u2019identit\u00e0 di ricerca, allo spazio che il pittore edifica davanti a se, sulla tela, come varco da superare, materia da respirare, forma interiore da coltivare sul filo della coscienza.<\/p>\n<p>Ma la coscienza \u00e8 anche quella dei mezzi: l\u2019uso tagliente delle linee di demarcazione di determinate campiture suggerisce tensioni strutturali che spingono lo sguardo oltre il limite, oppure dentro un altro spazio, o ancora verso un altrove possibile, in un gioco di rimandi che diventa interminabile, e Cioffi non teme l\u2019avventura infinita del colore.<\/p>\n<p>L\u2019intuizione prospettica fissata in queste opere svanisce a mano a mano identificandosi nella purezza assoluta della luce, cosi\u2019 che molti titoli dell\u2019ultimo biennio parlano semplicemente di luce interiore: la struttura geometrica perde la visibilit\u00e0 del perimetro, le linee sono smaterializzate dal colore-luce.<\/p>\n<p>La visione \u00e8 qualcosa che prepara alla visione stessa della pittura, \u00e8 lo spazio in cui le forme si intravvedono, \u00e8 la pausa che permette all\u2019artista di interrogarsi sul cammino che sta facendo, riconquistando una diversa coscienza del procedimento cromatico.<\/p>\n<p>Alcune tele di questo periodo possono essere definite \u201cpure presenze\u201d che Cioffi dipinge senza far sentire il gesto della pittura, come se la luce provenisse dalla fibra interna del colore fino a depositarsi in modo impalpabile sulla superficie.<\/p>\n<p>Tali presenze vivono in relazione a quel silenzio e a quella meditazione che il pittore chiede a se stesso fin dall\u2019inizio, una condizione costitutiva perch\u00e8 il colore possa fluire attraverso attimi di lenta rivelazione, senza che nulla sia preordinato.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambivalenza tra la visione strutturata dello spazio e la percezione del colore interiore Cioffi sente la pittura come armonia di forme ormai prive di margini, vaghe e divaganti, guidate da una leggerezza che avviene entro le trasparenze ma anche attraverso le penombre, le oscurit\u00e0 splendenti, il soffio sfumato del nero.<\/p>\n<p>In tal modo la geometria abbandona il campo, la pittura diventa icona di luce, volto dell\u2019anima- come recita il titolo di una delle ultime opere del 2000. Si tratta di un volto difficile da rappresentare almeno quanto lo \u00e8 l\u2019idea di anima che Cioffi sfiora, ben sapendo che si tratta solo di un\u2019aspirazione verso il non conosciuto, il non rappresentabile, l\u2019incommensurabile.<\/p>\n<p>Quello che conta \u00e8 che la metafora dell\u2019anima si riconduca ogni volta al corpo del colore, alla verit\u00e0 della luce fisica e abbagliante che Cioffi considera come l\u2019unico tramite verso l\u2019interiorit\u00e0: un cammino sensoriale e mentale che cresce come esercizio di affinamento del vedere che il pittore insegue e continuamente sogna.[\/vc_column_text][\/vc_column][vc_column width=&#8221;1\/2&#8243;][vc_single_image image=&#8221;54&#8243; img_size=&#8221;full&#8221; alignment=&#8221;center&#8221;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">IL VOLTO DELL&#8217;ANIMA<\/span><\/h4>\n<p><strong>1. Le porte del silenzio, la coscienza del colore (1989-1993)<\/strong><\/p>\n<p>Come in uno slancio verso uno spazio sconfinato la ricerca di Raffaele Cioffi offre i primi segnali di luce alla fine degli anni Ottanta, con un gruppo di tele che si staccano dalle forme figurative che costituiscono l\u2019approccio iniziale della sua pittura. Come avviene in questi casi, il periodo di formazione di un giovane pittore \u00e8 sempre un laboratorio istintivo di forme che si accavallano, di ipotesi che si rincorrono, di progetti che si sviluppano\u00a0 prima di giungere ad una convincente scelta di campo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3756,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[218],"tags":[],"class_list":["post-3755","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-critical-texts","category-218","description-off"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3755","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3755"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3755\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3935,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3755\/revisions\/3935"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3756"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3755"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3755"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3755"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}