{"id":4401,"date":"2022-03-22T19:09:50","date_gmt":"2022-03-22T17:09:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/?p=4401"},"modified":"2024-03-22T19:13:23","modified_gmt":"2024-03-22T17:13:23","slug":"alberto-barranco-di-valdivieso-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raffaelecioffi.com\/en\/alberto-barranco-di-valdivieso-3\/","title":{"rendered":"Alberto Barranco di Valdivieso"},"content":{"rendered":"<p>La pittura che si muove<br \/>\ndi Alberto Barranco di Valdivieso<\/p>\n<p>La forza della pittura. Raffaele Cioffi ha sempre dimostrato un istinto \u201csensuale\u201d per la disciplina della pittura.<br \/>\nFormatosi all\u2019Accademia di Brera nei primi anni Novanta dapprima con Luciano Fabro, artista concettuale dai paradigmi severi, e successivamente scegliendo percorsi didattici diversi, ha dimostrato gi\u00e0 nei primi anni di studio una presa di coscienza forte del proprio mondo espressivo.<br \/>\nFabro senz\u2019altro \u00e8 stato un maestro importante, anche nel processo di comprensione di ci\u00f2 che non fosse congeniale al suo autentico sentire, dunque allontanarsi in modo reciso \u00e8 stato il segno di una scelta di campo coraggiosa. Ricordiamo che all\u2019epoca, l\u2019Arte Concettuale, era ancora tra le pi\u00f9 consolidate realt\u00e0 nella cultura accademica e artistica italiana, nonostante il movimento, da circa vent\u2019anni, avesse in gran parte gi\u00e0 esaurito la propria forza propulsiva.<br \/>\nLa posizione teoretica dei concettuali era netta e senza appello, e definiva la \u201cpittura\u201d come un semplice \u201ctipo\u201d di azione totalmente superata in quanto autolimitante e anti-contemporanea. Queste erano le locuzioni categoriche che Joseph Kosuth , uno dei pi\u00f9 importanti teorici del movimento, dettava tra i principi della nuova anti-poetica.  Kosuth, e gli altri artisti della corrente, portavano avanti l\u2019eliminazione della suggestione onirica, della narrazione lirica, in favore di azioni compositive basate sulla sintesi logico-analitica, incardinate nella filosofia, nella politica e nelle discipline sociologiche secondo una totale assuefazione dell\u2019arte alle emergenze oggettive della realt\u00e0 e dei suoi significati antropologici.<br \/>\nCioffi, fin all\u2019inizio del suo percorso, invece, ha fatto propria la pittura tradizionale, pura, \u201cdi pennello\u201d come si usa dire, accettando la sfida di insistere in questa forma d\u2019arte, quale mezzo di espressione che fosse capace di raggiungere risultati estetici ben oltre la propria oggettivit\u00e0 bi-dimensionale, ci\u00f2 in aperta e recisa opposizione anche ai principi fondanti dello stesso Espressionismo Astratto che sar\u00e0 per l\u2019artista una fonte importante di studio. L\u2019assunto di Clement Greenberg, il grande teorico di questo movimento, infatti rilevava proprio nella bidimensionalit\u00e0 della pittura il suo limite fisiologico e la sua verit\u00e0, suggerendo come illusionistica qualsiasi azione e progetto contemporaneo che inducesse ad una percezione tridimensionale della composizione .<br \/>\nCioffi, sconfessa anche questa locuzione e progredisce nelle sue ricerche, credendo che proprio la pittura possa superare il limite della sua essenza, sia dal punto di vista degli esiti formali che del significato profondo, con questo presumendo in essa un valore assoluto, una \u201caura\u201d diremmo citando Theodor W. Adorno , che utilizzi il medium pittorico per rivelarsi.<br \/>\nQuesta \u201crivelazione\u201d sussiste nel rapporto biunivoco tra l\u2019opera d\u2019arte e l\u2019osservatore, attraverso la sua partecipazione sentimentale e intellettuale, sia intima che estetica. In questa operazione si costruisce l\u2019esperienza di percezione di una dimensione \u201cdiversa\u201d.<br \/>\nIn questa direzione neo-spazialista la pittura supera la stessa fisicit\u00e0 della tela, permettendo l\u2019esplorazione di uno spazio e di un tempo diversi da quelli in cui \u00e8 presente l\u2019oggetto dell\u2019opera d\u2019arte. <\/p>\n<p>La libert\u00e0 di un artista. L\u2019atteggiamento di Cioffi nei confronti dell\u2019arte, fin dall\u2019inizio del suo lavoro, \u00e8 coerente con un\u2019attitudine contemporanea post-moderna secondo la quale l\u2019artista esprime, rispetto agli elementi acquisiti dell\u2019esperienza storica, una totale libert\u00e0 di interpretazione.<br \/>\nParliamo di post-moderno, non certo ascrivendo a Cioffi similitudini stilistiche con un movimento cos\u00ec vasto e tanto meno uno stile, piuttosto considerando il \u201cpost-modernismo\u201d un atteggiamento intellettuale che segna, ancora oggi, un comportamento non filologico nei confronti delle forme codificate del passato.<br \/>\nIl post-modernismo ha espresso cambiamenti profondi nell\u2019atteggiamento degli artisti verso la stessa arte, producendo una forza dirompente nei confronti degli assunti teoretici e filosofici sviluppati fino al secondo Dopoguerra. Questo \u00e8 sia il prodotto che la causa (all\u2019interno di meccanismi complessi, sia sociali che economici, che hanno investito gli ultimi cinquant\u2019anni) dell\u2019inevitabile crisi dei manifesti teorici e delle prese di posizione ideologiche rigidamente codificate.<br \/>\nCioffi studia la pittura senza per\u00f2 alcuna intenzione citazionista: conoscere la storia dell\u2019arte, con una passione che \u00e8 rara nella maggior parte degli artisti, non gli serve per comporre collages eterogenei ma, comprendendo, in profondit\u00e0, la ragione di ogni sperimentazione, trovare la sintassi della propria narrazione.<br \/>\nAffascinato, fin da prima di iniziare l\u2019Accademia, dagli Impressionisti, dal Primitivismo cromatico di Paul Gauguin, dalla potenza segnica dell\u2019Espressionismo, il giovane Cioffi afferma, con la scelta di abbandonare i corsi di Fabro, una propria individualit\u00e0 d\u2019intenti, riconoscendosi una vocazione immaginifica, che emergeva naturalmente dal proprio carattere di artista curioso verso le diverse forme dell\u2019arte, come la musica, e di uomo coinvolto sul piano spirituale, sia per educazione che per attitudine.<br \/>\nDunque la pittura ha ancora molto da dire ma deve essere affrontata con libert\u00e0 intellettuale, senza disporsi in modo rigido rispetto all\u2019importanza dei maestri.<br \/>\nIn questo modo egli affronta il mondo dell\u2019arte. Cioffi si muove con lo spirito curioso e duttile di chi \u201cassimila\u201d la pittura del passato: la tecnica impressionista della \u201cvaporizzazione limpida\u201d del colore di Monet, i segni pivotanti di Tancredi, il principio di interruzione tra spazio dell\u2019arte e tempo percepito di Fontana, la struttura dei campi di colore del Color Field di Rothko e le stringhe di Barnett Newmann, e ancora la forza drammatica degli impasti cromatici di Richter fino al \u201cminimalismo luminoso\u201d degli ultimi anni.<br \/>\nA questo proposito \u00e8 interessante riconoscere in Cioffi l\u2019\u201cassimilazione\u201d dell\u2019opera di Pierre Bonnard, di Claude Monet e dei Post-Impressionisti, che tradurr\u00e0 pi\u00f9 compiutamente nelle vaporizzazioni e nelle smarginature degli Anni Duemila.<br \/>\nRicordiamo che l\u2019Impressionismo aveva trovato proprio nello studio della luce una via per superare la retorica dell\u2019illustrazione figurativa, mostrando, attraverso lo spettro cromatico-luminoso, l\u2019estrema permeabilit\u00e0 del \u201cfinito\u201d e dunque la via per un nuovo racconto, personale e sentimentale, della realt\u00e0 che in quegli anni stava accelerando sempre di pi\u00f9 il suo rapporto con il tempo e con lo spazio.<br \/>\nDell\u2019Impressionismo egli comprende profondamente il fare pittura, la tecnica e le motivazioni, soprattutto la lezione di Claude Monet che vaporizza la forma diluendo ogni elemento in una frammentazione che eviti la \u201csintesi sottrattiva\u201d cio\u00e8 una sovrapposizione del colore che riduca la limpidezza luminosa, cos\u00ec come gli studi sul tempo dell\u2019impressione luminosa sulla retina di Georges Seurat. Cioffi \u201ccattura\u201d, di quella esperienza, il principio di decostruzione della forma attraverso il colore e la sua texture.<br \/>\nL\u2019incontro con artisti aniconici come Claudio Olivieri e Claudio Verna \u00e8 stato altrettanto importante dal punto di vista formativo. L\u2019artista ha senz\u2019altro appreso molto da quella scuola ma anche questa volta non ne accetta tutte le regole decidendo di non fare suo il distacco emozionale e \u201cnarrativo\u201d.<br \/>\nCioffi sviluppa, dunque, scelte articolate secondo paradigmi personali, attingendo all\u2019esperienza ed all\u2019opera dei maestri secondo criteri di metodo e di forma pi\u00f9 efficaci per realizzare i propri intenti, articolando la tecnica pi\u00f9 adatta per governare la composizione secondo le proprie istanze.<\/p>\n<p>Spazio visibile e spazio percepito. L\u2019inizio della ricerca pittorica di Raffaele Cioffi, a cavallo tra gli anni Novanta-Duemila, rimane in una \u201cdimensione di mezzo\u201d sospesa tra il Color Field e la pittura Analitica, fino a spingersi dopo breve tempo all\u2019esplorazione del Neo-Espressionismo Astratto.<br \/>\nLa scelta della perturbazione per stringhe verticali, ispirata appunto al Color Field, suggerisce allo spettatore un senso di variabilit\u00e0 della superficie, come se un tessuto metallico colorato di fibre verticali rivelasse pieghe e curve attraverso i riflessi di una luce intensa. La presenza nei cicli pittorici \u201cContinuum: la mia ombra\u201d del 2006-2010 e \u201cSipario\u201d del 2012-2013 di interventi richteriani di pigmento multi cromatico, materico, denso e in contrasto con il pattern delle stringhe verticali, \u00e8 il tentativo di produrre uno scarto sufficientemente efficace che spezzi la bidimensionalit\u00e0 della composizione, creando l\u2019effetto spaziale di una variazione delle \u201cregole del gioco\u201d cos\u00ec capace di suggerire anzi di imporre, nella sorpresa, il senso di un piano diverso di percezione.<br \/>\nLa sovrapposizione dei piani, infatti, suggerisce la tridimensionalit\u00e0 che a sua volta crea la percezione della \u201cprofondit\u00e0\u201d, condizione necessaria per indurre chi guarda a leggere un \u201cevento\u201d all\u2019interno della composizione, un movimento, che segnali al fruitore una dimensione spaziale che diriga oltre la planarit\u00e0 della tela.<br \/>\nCon il passare del tempo la pittura di Cioffi sfalda sempre di pi\u00f9 le campiture, e la sua pennellata da verticale comincia a cercare un rapporto pi\u00f9 intenso e stringente tra spazio visibile della pittura e la percezione indotta dello spazio mentale, quest\u2019ultimo affidato alla narrazione personale che si crea dentro lo spettatore e che il pittore ha solo innescato per empatia attraverso il dispositivo pittorico.<br \/>\nI lavori di \u201cLuce dipinta\u201d del 2017, presentati a Francoforte, in contemporanea con la manifestazione \u201cLuminale\u201d, aprono una nuova fase ispirata alla luce lineare del neon e agli aloni luminescenti che si formano intorno alle lampade, con un forte interesse verso le sperimentazioni luminose di Dan Flavin e Regina Schumann.<br \/>\nLe opere presentano sottilissime stringhe di luce colorata che graffiano in modo delicato campiture bicromatiche dalle sfumature fluo. Questi aloni si svilupperanno successivamente nelle smarginature aprendo la ricerca dei \u201cpassaggi\u201d ultra dimensionali.<br \/>\nEcco che nel ciclo \u201cVapori di luce\u201d del 2018 la verticalit\u00e0 scompare e la luce si libera della costrizione ortogonale del segno rispetto ai margini della tela, la composizione segue i principi ottici dell\u2019irradiazione luminosa fluttuando nello spazio senza una direzione precisa.<br \/>\nCioffi in questi ultimi anni conserva la lezione di Valentino Vago, la sua ricerca della pittura dell\u2019Assoluto ma, al contrario del maestro di Barlassina, rimane legato al \u201csegno del pennello\u201d che diventa nervoso, irregolare, pivotante, talvolta puntuale altre espresso per brevi \u201cfiocchi\u201d, che possono ricordare Tancredi e Piero Dorazio. L\u2019artista sbriciola i colori sulla superficie creando campiture cangianti, a seconda della distanza di osservazione.<br \/>\n\u00c8 il preludio all\u2019avventura delle \u201csoglie\u201d che, lavoro dopo lavoro, cominciano ad apparire nelle sue composizioni, imponendosi con un processo di agglomerazione incostante ed enigmatico.  <\/p>\n<p>La pittura che si muove. Molte delle sue opere presentano vaghe analogie alla pittura di Rothko, almeno per ci\u00f2 che appare la suddivisione della composizione per \u201ccampi di colore\u201d, eppure le differenze sono sostanziali.<br \/>\nNel caso del maestro lettone-statunitense le campiture di colore che organizzano lo spazio, permangono sospese su un piano denso e monocromatico, in una immanenza categorica dell\u2019immagine in s\u00e8, che non vuole istruire un movimento \u201cverso\u201d un luogo n\u00e8 tantomeno dentro il dipinto . L\u2019esperienza psichica \u00e8 abbandonata al fruitore, assolutamente non condotta da un sistema preordinato, soprattutto attraverso la dinamica tridimensionale. Se immaginassimo di tradurre con una vibrazione sonora le opere di Mark Rothko otterremmo un suono mono o bitonale, continuo, regolare, profondo.<br \/>\nQuesta densit\u00e0, che per Rothko \u00e8 soprattutto esistenziale e psicologica, lo porter\u00e0 a comporre le grandi tele di colore nero per la Cappella de Menil a Huston, (che ispirarono a Kubrick il monolite di \u201c2001, Odissea nello spazio\u201d).<br \/>\nDiversamente, in Cioffi, sia l\u2019aspetto psicologico che l\u2019atteggiamento esistenziale \u00e8 completamente diverso: con consapevole leggerezza egli cerca il movimento gi\u00e0 dentro la sua pittura.<br \/>\nNegli ultimi cicli pittorici tutto \u00e8 in oscillazione e slittamento, tutto \u00e8 poroso, e se abbiamo usato il concetto di suono per Rothko, per Cioffi comprendiamo la sua passione per la musica armonicamente esatta e limpida di Bach suonata da Glenn Gould, o le intensit\u00e0 espanse delle sinfonie contemporanee di Gy\u00f6rgy Ligeti.<\/p>\n<p>Le Soglie. Il termine \u201csoglia\u201d, per Raffaele Cioffi, descrive un margine non realmente fisico, piuttosto qualcosa di indefinibile e sfuggente eppure percepibile che invita chi guarda al senso di movimento verso un\u2019altra dimensione. Una dimensione misteriosa ma foriera, forse, di verit\u00e0 che nel nostro mondo, in questa dimensione costruita dai vincoli fisici, sono celate.<br \/>\n\u201cSoglie\u201d, dunque, non porte, perch\u00e9 queste non sono passaggi reali bens\u00ec psichici, che aprono al senso della rivelazione di una dimensione diversa.<br \/>\nL\u2019artista ha compreso che per istruire, nell\u2019osservatore, questa particolare percezione ultra-dimensionale \u00e8 necessario costruire un impianto ottico che ne inneschi il senso di movimento, la forza traente all\u2019interno (e oltre) lo spazio della pittura.<br \/>\nEppure il tema del \u201cpassaggio\u201d ha una storia lunga e affascina Cioffi fin dal ciclo \u201cContinuum: La mia ombra\u201d. Le opere di quel periodo presentano segni verticali che vogliono suggerire, \u201cun palcoscenico che si apre di fronte allo spettatore, nel quale appaiono ombre che sono attori che si stagliano nello spazio del palcoscenico e che vengono da dietro, da un altro mondo, quasi invitando chi guarda ad oltrepassarlo  \u201d.<br \/>\nIl tema dello spazio-tempo viene ripreso pochi anni dopo ma applicando elementi pittorici,<br \/>\nquali le colature verticali e forti bande di colore, che sottolineano il concetto di \u201ctempo che taglia lo spazio\u201d, che lo modifica proprio attraverso la percezione dell\u2019osservatore indotta ad un rallentamento percettivo della realt\u00e0 che lo circonda.<br \/>\nIn questo momento della ricerca si delinea la dinamica innescata dalle sue opere: partire dal Tempo (percepito oggettivamente) per superare lo Spazio.<br \/>\nQuesto principio ribalta il concetto spaziale di Fontana che, invece, applica una cesura fisica, spaziale, sulla tela suggerendo l\u2019esistenza di un\u2019idea di \u201ctempo diverso\u201d proprio attraverso il passaggio per taglio meccanico e superamento della materia dell\u2019arte.<br \/>\nCioffi non lacera\/nega lo spazio della composizione pittorica, desidera anzi che lo spettatore vi si abbandoni completamente, che lo accetti, e attraverso il ritmo del movimento dello spazio pittorico entri in una condizione di sospensione temporale, uno stato necessario per il passaggio verso un altrove misterioso, di cui non si percepisce chiaramente la natura ma che l\u2019alone di luce colorata promette di raggiungere.<br \/>\nLe \u201csoglie\u201d, caratterizzate da aloni dalle cromie brillanti e instabili, dal volume fibrillante e poroso, costruiti con una complessa tecnica di sovrapposizione dei pigmenti e con un movimento del pennello pivotante e nervoso, permettono di coinvolgere chi guarda in una esperienza tridimensionale, costruita per piani che si sovrappongono, l\u2019uno susseguente l\u2019altro, verso una soglia che ci attende.<br \/>\nLe particelle di colore, che sembrano dissolversi in un moto perpetuo e metafisico, si rivelano allo sguardo per gradi successivi, modificando sensibilmente la lettura dei colori a seconda della posizione e della distanza dell\u2019osservatore sottolineando il senso di disvelamento.<br \/>\nIn questo modo la pittura assume intenti coerenti in tutte le sue parti trasformando l\u2019opera in una macchina armonica perfettamente coordinata.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di artisti, di pittori, come Raffaele Cioffi, \u00e8 la rappresentazione di una vasta ricerca dei significati sfuggenti dell\u2019esistenza. L\u2019arte apre ad una via di comprensione del mondo attraverso il disvelamento di dimensioni segrete, di cui intravvediamo i riflessi proprio grazie all\u2019azione dell\u2019artista.<br \/>\nLe macchine pittoriche di Raffaele Cioffi, le sue \u201cSoglie\u201d, agiscono tramite il meccanismo, ancora in gran parte misterioso, che l\u2019arte muove nell\u2019essere umano, non solo sul piano razionale ma ancora di pi\u00f9 nella sfera istintiva pi\u00f9 profonda, in quelle zone nascoste che sono i veri accessi alla libert\u00e0, all\u2019emancipazione dalle catene della verit\u00e0 tangibile. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pittura che si muove di Alberto Barranco di Valdivieso La forza della pittura. Raffaele Cioffi ha sempre dimostrato un istinto \u201csensuale\u201d per la disciplina della pittura. 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