CONTINUUM…

Dieci anni fa scrivevo un brano a forma di suite dal titolo “Le vie dei colori”. La storia del viaggio solitario di un uomo (e di ogni uomo) alla ricerca di se stesso, attraverso la verità e la bellezza. Quelle vie dei colori le ho ritrovate nell’opera di Raffaele. Strade, piste, praterie, fiumi, rotte, ferrovie, canali, tracciati, sentieri, corsie a segnare e dipingere il percorso degli occhi e guidare il cammino del cuore.

Itinerari e traiettorie in movimento per i nostri passi fermati a guardare quei raggi di vernici, quelle cascate di tinte, quelle piogge cromatiche, quegli arcobaleni verticali, luce e colore in un gioco di trasferimenti da un’antica tavolozza a una tela moderna, in cui la tela stessa rimane tavolozza. Raffaele, come un musicista, compone la sua partitura di note e pause, di suoni e silenzi, di ritmi e sequenze, di timbri e intervalli, di scale di acuti e di bassi. Come sulla cordiera di un’arpa o sulle tessere variopinte di uno xilofono. Suggestioni sognanti che si aggrappano su muri e pareti come drappi di poesia, come bandiere della fantasia. Raffaele ha scelto la via più difficile. Rinunciando alle figure, alle forme, ai temi, ai significati e avventurandosi nell’emozione più nuda. Così, perdendosi nelle vie dei colori, cerca e trova la sua via al colore dove va con se stesso e dove possiamo incontrarlo anche noi quando ci mettiamo a caccia di bellezza e verità.

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