Marco Meneguzzo

ARS GRATIA ARTIS

In un’epoca in cui anche in arte lo scopo principale è quello di colpire lo sguardo con immagini immediatamente stupefacenti, può sembrare strano che esistano artisti che chiedono al loro interlocutore lentezza, attenzione, profondità, costanza, partecipazione intellettuale, intelligenza visiva, contemplazione. Eppure esistono, non sono pochi, e praticano quasi tutti una qualche forma di astrazione, termine che può andare dal concettualismo più ermetico al più tradizionale astrattismo pittorico, così come si è venuto precisando nel corso dei primi settant’anni del XX secolo. Raffaele Cioffi è tra questi ultimi.

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Carlo Franza

LA LUCE LIBERATA

La luce cresce fra soglie e passaggi, entra lentamente e si spinge nell’aria delle stanze ideali. Quella di Raffaele Cioffi potrebbe sembrare una pittura destinata a un gusto prezioso dell’occhio, invece bisogna avvertire la profonda necessità di filtrare il reale in questa sottile consistenza di una pittura che è riflesso di una disposizione mentale adatta a sciogliere gli ingorghi confusi della natura su uno schermo di trepide intuizioni.

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Alberto Barranco di Valdivieso

OLTRE LE COSE DEL REALE. DISCORSO SULLA PITTURA DI RAFFAELE CIOFFI

Pittura analitica e pittura post-analitica: un passaggio necessario.

Raffaele Cioffi nel 1990 entra all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano eppure già dopo il primo anno di corso capisce che, per lui, l’urgenza di attuare una ricerca pittorica “vera” è più forte che seguire la linea concettuale del suo docente Luciano Fabro, tra i fondatori dell’Arte Povera, materia in quel momento ancora di grande impatto culturale nel mondo artistico italiano e, insieme alla Transavanguardia, probabilmente la corrente di maggiore rilevanza nei principali canali commerciali ed espositivi. Egli dunque abbandona le lusinghe di una rotta che forse avrebbe avuto vie più facili da percorrere ma che non convincono l’allora giovanissimo artista di Desio a lasciare la strada della pittura.

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Roberto Borghi

STELLE VARIABILI

Guardare un’opera d’arte non è un’azione semplice: presuppone l’abbandono totale alla visione e il soffermarsi senza limiti di tempo, per lasciarsi andare alle infinite possibilità di ciò che può accadere. Questo approccio ascetico è ancora più efficace nella contemplazione della profondità e dell’oscura luminosità delle tele di Raffaele Cioffi, raccordate meticolosamente e in modo studiatamente selettivo nella mostra “Light Screens” della LM Gallery.

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Alberto Barranco di Valdivieso

LA PITTURA CHE SI MUOVE

di Alberto Barranco di Valdivieso

La forza della pittura. Raffaele Cioffi ha sempre dimostrato un istinto “sensuale” per la disciplina della pittura.
Formatosi all’Accademia di Brera nei primi anni Novanta dapprima con Luciano Fabro, artista concettuale dai paradigmi severi, e successivamente scegliendo percorsi didattici diversi, ha dimostrato già nei primi anni di studio una presa di coscienza forte del proprio mondo espressivo.
Fabro senz’altro è stato un maestro importante, anche nel processo di comprensione di ciò che non fosse congeniale al suo autentico sentire, dunque allontanarsi in modo reciso è stato il segno di una scelta di campo coraggiosa. Ricordiamo che all’epoca, l’Arte Concettuale, era ancora tra le più consolidate realtà nella cultura accademica e artistica italiana, nonostante il movimento, da circa vent’anni, avesse in gran parte già esaurito la propria forza propulsiva.

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Alberto Barranco di Valdivieso

VAPORS OF LIGHT

La luce stimola la percezione delle cose. Il riflesso della radiazione elettromagnetica declina la nostra intuizione del mondo attraverso una meccanica di filtrazione dello spettro cromatico della luce. La realtà, in questo modo, si rivela ai nostri occhi e da questi al cervello che distingue le forme e lo spazio fisico. Nell’Arte, dall’Impressionismo in poi, il tema della luce viene affrontato come il campo d’indagine per esplorare ciò che è invisibile nella realtà oggettiva. È il principio di una ricerca che rende visibile la forma oltre lo sguardo naturalistico, che non descrive, suggerisce.

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Martin Engler – Iris Hasler

LUCE DIPINTA

La luce, messa in scena e resa visibile mediante il colore, è al centro della pittura ariosa e sensoriale di Raffaele Cioffi. La sfida di riprodurre qualcosa di immateriale con la materia è stata affrontata dagli artisti di ogni tempo. Cioffi, nella Serie Luce dipinta, iniziata a partire dal 2017, che comprende opere su tela e carta, riconduce la pittura agli elementi base quale il colore, la stesura e la pennellata. Compie ricerche e riflessioni sulle possibilità di impiego di questi mezzi pittorici. Ne sorge una pittura che rispecchia se stessa: dipinti puramente immanenti, che ci sanno persuadere unicamente grazie alla loro materialità, forza suggestiva e aura contemplativa. Luce dipinta, dipinta come luce colorata.

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Martina Valente

LIGHT SCREENS

Guardare un’opera d’arte non è un’azione semplice: presuppone l’abbandono totale alla visione e il soffermarsi senza limiti di tempo, per lasciarsi andare alle infinite possibilità di ciò che può accadere. Questo approccio ascetico è ancora più efficace nella contemplazione della profondità e dell’oscura luminosità delle tele di Raffaele Cioffi, raccordate meticolosamente e in modo studiatamente selettivo nella mostra “Light Screens” della LM Gallery.

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Luca Pietro Nicoletti

SOLIDITÀ DELLA LUCE

Scrivendo nel 2009 del lavoro di Raffaele Cioffi, in occasione della mostra dell’artista a Villa Bagatti Valsecchi, Claudio Olivieri parlava di “sipari”: era una definizione precisa, seguita dalle riflessioni di un pittore sensibile e acuto osservatore della realtà e del lavoro delle generazioni più giovani. Un pittore che parla di un altro pittore conduce inevitabilmente la sua lettura in relazione alla propria ricerca e ai fondamenti di poetica che lo hanno animato, ma in questo caso il dialogo risulta particolarmente felice perché colloca il lavoro di Cioffi dentro una determinata linea di sviluppo della pittura, ma dichiara bene anche la distanza, la specificità di una generazione rispetto a quella da cui virtualmente ha ricevuto il testimone.

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Vera Agosti

CROCE DI LUCE E DI EMOZIONE

Con l’avvento di Cristo, la Storia cambia completamente e con essa anche l’uomo e il suo destino. Come spiega il filologo Erich Auerbach, di cui in altri contesti ho già analizzato brevemente l’opera, nella letteratura cristiana troviamo un’idea nuova di Dio, spirito fatto uomo, e – strettamente correlata ad essa – un’idea nuova di uomo, carne creata a immagine di Dio. L’uomo è a immagine dell’immagine di Dio, cioè Cristo.

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Claudio Olivieri

SIPARIO

È come un bagliore che mi accoglie entrando, dopo la penombra di una prima stanza, nello studio di Raffaele. Allora, osservando il grande dipinto, mi chiedo se sia finito, appeso alla parete e come in attesa. Forse manca un segno, una stesura, ma è come se già si svolgesse, annunciandosi in questo riverbero abbagliante che ne è già l’essenza, ciò che darà forza al suo compiersi.

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Matteo Galbiati

IL RITMO DELL’INTENSITÀ DEL COLORE

C’è una costante nel lavoro di Raffaele Cioffi che, oltre ad un’insistita ed acclarata volontà di interpretare le possibilità dialettiche ed espressive del colore, rimanendo fedele alla tradizione delle ricerche analitico-astratte incentrate sul puro valore della Pittura, lascia trapelare anche una sensibilità orientata da un preciso senso del ritmo e dell’armonia.

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Giovanni Maria Accame

CIOFFI, LO SPAZIO EMOTIVO DELLA PITTURA

Per Raffaele Cioffi la pittura si pone assai prima del suo essere una pratica artistica, è sentita e vissuta con l’intensità che si prova per un evento decisivo della propria vita. Della sua passione sono stato testimone precoce, avendolo avuto come studente di Storia dell’Arte Contemporanea a Brera. Ricordo perfettamente la predilezione per Rothko e Newman, artisti che lasceranno una traccia evidente nei primi anni del suo lavoro. Sulla convinzione di procedere non solo con la pittura, ma sulle sue ragioni, mostrandone in qualche modo il senso, le riflessioni, le rielaborazioni, sono imperniate quasi tutte le opere fino agli inizi del duemila.

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Matteo Galbiati

IL PRINCIPIO DELLA PITTURA

Gli artisti, prestando fede incondizionata all’ispirazione della loro vocazione artistica, non dovrebbero trascurare né tradire mai il senso del loro agire e del loro ricercare e, manifestando un attaccamento e una fedeltà alla propria poesia e al proprio linguaggio – come alle imprevedibili variazioni e declinazioni che ne derivano – devono legarsi strettamente all’individuale cogitare e opere. Con la pratica assidua, che asseconda l’urgenza comunicativa del loro animo, la singolare individualità nell’Arte rende manifesto un carattere peculiare.

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Claudio Baglioni

CONTINUUM…

Dieci anni fa scrivevo un brano a forma di suite dal titolo “Le vie dei colori”. La storia del viaggio solitario di un uomo (e di ogni uomo) alla ricerca di se stesso, attraverso la verità e la bellezza. Quelle vie dei colori le ho ritrovate nell’opera di Raffaele. Strade, piste, praterie, fiumi, rotte, ferrovie, canali, tracciati, sentieri, corsie a segnare e dipingere il percorso degli occhi e guidare il cammino del cuore.

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Francesco Tedeschi

CONTINUUM…

“…Continuum…”, come sviluppo senza interruzioni, dove lo spazio e il tempo si integrano. “…Continuum…”, come un movimento lento, fatto di impercettibili mutamenti nella luce e nel colore. “…Continuum…”, come qualcosa di impalpabile, tra l’emergere alla presenza e la persistenza di una vita nascosta, sotterranea. “…Continuum…”, come coscienza della “continuità” di una tradizione, quella della pittura, che non vuole essere per forza nuova o stupefacente.

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MARCO MENEGUZZO

PROSPETTIVA INTERIORE

Caro Raffaele,
sono passati ormai alcuni anni da quando ci confrontavamo all’Accademia di Brera, da posizioni ovviamente diverse – tu studente, io dall’altra parte della scrivania -, ma mi accorgo che questo tipo di legami dura ben al di là del corso di studi, e si mantiene in certi casi quasi inalterato per tutta la vita. Così, non ho paura di parlarti con quella franchezza che forse non userei con artisti conosciuti in altro modo, cioè non seguiti sin dai loro esordi, dalle loro prime prove.

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Claudio Cerritelli

IL VOLTO DELL’ANIMA

1. Le porte del silenzio, la coscienza del colore (1989-1993)

Come in uno slancio verso uno spazio sconfinato la ricerca di Raffaele Cioffi offre i primi segnali di luce alla fine degli anni Ottanta, con un gruppo di tele che si staccano dalle forme figurative che costituiscono l’approccio iniziale della sua pittura. Come avviene in questi casi, il periodo di formazione di un giovane pittore è sempre un laboratorio istintivo di forme che si accavallano, di ipotesi che si rincorrono, di progetti che si sviluppano  prima di giungere ad una convincente scelta di campo.

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