VARCARE LA SOGLIA
Cosa c’è oltre la soglia del nostro sguardo? Gli artisti come Raffaele Cioffi continuano a interrogarsi attorno a questo dilemma che sprona le menti filosofiche e intellettuali di ogni tempo. Con una pittura in grado di generare un clima di profonda stratificazione visuale attraverso la forza intrinseca del colore, Cioffi sollecita la superficie con texture in grado di essere al contempo dense e morbide, poetiche eppure potenti ed efficaci nella loro medesima presenza tangibile di corpo non figurale. La sua è una pittura di superficie che definisce un’area strettamente legata alla contemplazione di infinitesimali transiti da un colore all’altro senza mai però essere un puro esercizio di stile.
In questo ciclo di lavori la tela diventa pertanto un territorio in cui si sperimenta e si rende tangibile una intrinseca prestanza, che è quella della luce che costruisce e disintegra, delimita eppure apre nuovi orizzonti visivi e di senso. Una luce che è, appunto, soglia, spazio di interconnessione tra noi e ciò che è esterno da noi, senza per questo voler collegare a tutti i costi il lavoro di Raffaele Cioffi verso una dimensione di natura mistica, quanto piuttosto verso un discorso che è, anzitutto, legato a una pittura che si mette in discussione, che si esprime per ciò che è nelle proprie radici, e che si stressa e si distoglie modificando anche i contesti entro cui si esplicita. Perdersi e ritrovarsi, camminare verso un possibile oltre e poi fermarsi e arretrare: così come si modifica la percezione della plasticità della sua pittura, cambia – di opera in opera – anche la temperatura cromatica, transitando dai verdi accesi ai toni cupi dei rossi, dai gialli agli ocra ai grigi, in un continuo divagare della tavolozza tra respiri che sono anche pregni di una memoria attiva legata alla storia dell’arte, che va dai Color Field a Rothko e Spalletti, transitando da alcune felici aree della pittura analitica. Eppure Cioffi rimane, seppur cosciente della storia, anche molto autonomo in una sua dimensione di ricerca che vuole mantenersi intrepidamente legata a ciò che è il futuro stesso della propria pittura, fuori da possibili mode, fuori dalle immagini, fuori da un manifesto principio di citazione.
Nel suo percorso, difatti, si registrano piuttosto dei principi di variazione sul tema, che da ciclo a ciclo transitano concentrandosi di volta in volta su specifiche questioni. In Oltre la soglia talvolta appaiono dei perimetri, quasi delle finestre, che generano un dentro e un fuori, una possibile percezione di varco che è talora reale, ma sempre metaforico nell’orbita di una dimensione di ricerca che presuppone sempre uno sguardo progettuale e insieme morbido nei confronti di una pratica intima, riservata, direi anche delicata che è quella del fare la pittura. Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro, titolo di un’opera germinale della fine dei Settanta di Mimmo Paladino, è anche il possibile titolo che include specifiche vie. Insieme, queste tele – tutte del medesimo formato – costruiscono un ideale polittico di volta in volta modificabile, evidenziando un altro dei fattori interni della pittura di Raffaele Cioffi, ovvero una sorta di modularità lirica.
L’idea di un perimetro era già presente in certe sue prime (e riuscite) prove giovanili, quando tele come Senza titolo (1990) rivelavano una sorta di cornice dipinta interna, iniziando a interpellare quel confine imperscrutabile che appartiene all’arte, come alla vita, tra visibile e invisibile.
In questa dialettica opposizione (in realtà congiunzione) tra opposti vive la pittura di Raffaele Cioffi, in cui il segno – a differenza di opere iniziali come quelle legate a Intorno al giallo – si infrange nel corpo denso della pittura, dileguandosi nel magma cromatico per poi scomparire.
Apparizioni e sparizioni: ancora una volta la pittura di Cioffi è all’insegna della dicotomia, ma anche della resistenza perché oggi concentrarsi nei meandri interni della pittura è sempre più un sentiero impervio che necessita non soltanto di una dose alta di coscienza storica e storico-artistica, ma anche di rigore e concentrazione. Ecco allora che la geometria nel suo caso viene sconvolta da qualcosa di più esteso, un vero e proprio corpo a corpo tra l’artista e la superficie, che di volta in volta diviene una pelle da investigare e negare. Da tutto questo nasce quello che giustamente Marco Meneguzzo ha definito “il sistema visivo astratto creato da Cioffi”, che questa nuova mostra ulteriormente ribadisce convintamente. Un sistema, il suo, che ha molto a che vedere con l’esistenza di ciascuno.